Articolo della dott.ssa Ginevra R. Cardinaletti – Psicologa e Scrittrice
Quasi sempre i pazienti che si presentano da me per problemi di ansia, attacchi di panico, insonnia e in generale disturbi legati all’umore, sono stati prima dal medico di medicina generale (medico di base) che gli ha prescritto degli psicofarmaci.
Se hanno già chiesto e ottenuto una soluzione, perché sentono l’esigenza di rivolgersi a me?
Perché si rendono conto che stanno cercando di curare il sintomo senza capire da cosa derivi, ma soprattutto senza capire come poterlo gestire nella loro vita, oltre l’immediato.
È come se avessimo sempre la febbre e continuassimo a prendere paracetamolo: abbassiamo la temperatura che continuerà a rialzarsi perché non ci occupiamo di ciò che la provoca, che può essere un’infezione virale, batterica o altro.
Così come la febbre è una risposta del nostro organismo a un problema, così lo sono gli stati d’ansia, gli attacchi di panico e l’insonnia.
Il medico di base spesso prescrive farmaci non per “pigrizia”, ma per rispondere all’esigenza del paziente, per fornire un sollievo. Anzi, spesso è lo stesso medico a consigliare di integrare la terapia farmacologica con un percorso psicologico.
Talvolta le persone sono restie a rivolgersi a uno psicologo perché pensano che significhi intraprendere un lungo percorso di anni in cui si indaga sulla loro infanzia, ma non è così.
Quella del paziente che si stende sul lettino per raccontare i propri sogni e a cui viene chiesto del rapporto con sua madre, è un’idea obsoleta, distorta e fuorviante che abbiamo imparato dai film.
Quello descritto è spesso il retaggio di un’immagine stereotipata della psicoanalisi classica, che non rende giustizia né a quel metodo né alla varietà di approcci terapeutici moderni disponibili oggi.
La moderna psicologia non indaga solo le origini del problema, ma offre strumenti, strategie, cambiamenti di abitudini che possono stravolgere completamente la nostra percezione dei problemi, farci riacquistare la lucidità per affrontare le situazioni, cambiare il nostro umore e ritrovare il nostro benessere emotivo e mentale.
Io non sono affatto contraria all’uso di psicofarmaci, anzi, in alcuni casi sono consapevole che sono veramente dei salvavita. Quello che dobbiamo evitare è l’abuso, l’utilizzo indiscriminato per ogni problema e a ogni età.
Tornando alla domanda iniziale: perché i pazienti vengono da me anche se il medico ha prescritto loro gli psicofarmaci?
Perché spesso hanno paura che creino dipendenza (NB: alcuni psicofarmaci lo fanno, ma non tutti), hanno paura dei loro possibili e importanti effetti collaterali, si rendono conto che non affrontando il problema li dovranno prendere per tutta la vita, si rendono conto che usandoli hanno solo un parziale sollievo per poi ripiombare nello stesso stato d’animo di sempre.
E allora devono evitare di prenderli?
Non necessariamente. Soprattutto all’inizio del percorso psicologico, prima di riacquistare un po’ di sicurezza in se stessi e nelle loro possibilità, possono anche affiancare la terapia farmacologica al percorso psicologico.
Altri invece non se la sentono di prendere gli psicofarmaci e preferiscono provare ad affrontare la situazione senza utilizzarli.
Io stessa, quando lo ritengo opportuno, consiglio di attenersi alla prescrizione del medico o di rivolgersi a uno psichiatra che possa prescrivere una terapia farmacologica più specifica e mirata. Il lavoro d’equipe tra psicologo, medico di base e psichiatra è la chiave per una guarigione solida e duratura.
L’avvertenza importante è di concordare con il medico qualsiasi variazione della terapia farmacologica, onde evitare pericolosi effetti di rimbalzo. Se si è iniziata una terapia, non si può sospendere bruscamente di propria iniziativa perché gli psicofarmaci possono creare importanti effetti collaterali non solo con l’assunzione ma anche con la sospensione.
In sintesi, l’ansia non è un nemico da abbattere a ogni costo, ma un messaggio che il nostro corpo ci invia per dirci che qualcosa, nella nostra vita, richiede attenzione.
Mettere a tacere quel messaggio con un farmaco può essere necessario in una fase acuta, ma imparare a decifrarlo è l’unico modo per tornare davvero a essere padroni della propria serenità. La terapia non è “parlare del passato”, è costruire e appropriarsi degli strumenti per il proprio benessere.
Dott.ssa Ginevra Roberta Cardinaletti – Psicologa e Scrittrice
Riceve online. Per info: info@ginevracardinal.com

