Articolo della dott.ssa Ginevra R. Cardinaletti – Psicologa e Scrittrice
«È solo un mal di testa, prendi qualcosa e ti passa». Se soffri di emicrania, avrai sentito questa frase infinite volte. E ogni volta, forse, ti senti un po’ più solo e incompreso.
Quando parlo di emicrania non lo faccio mai solo come psicologa che studia i meccanismi del dolore e tutto ciò che comporta, ma anche come persona che soffre di emicrania cronica quotidiana. Conosco il dolore dell’attacco di emicrania, e conosco anche quello che si prova quando questo dolore diventa quotidiano, onnipresente, e varia solo di intensità senza passare mai, conosco la paura che l’attacco torni proprio quando la vita sembrava ricominciare e conosco lo sconforto ogni volta che torna e ti blocca mettendo in pausa la tua vita e che forse ti fa dire: “Questa non è vita”.
IL CIRCOLO VIZIOSO: QUANDO L’UMORE E IL DOLORE SI ALIMENTANO A VICENDA
L’emicrania, sia essa cronica (quella che ci accompagna per più di 15 giorni al mese) che episodica, non è solo un fatto neurologico. È un’esperienza che investe tutta la nostra identità. Esiste un legame bidirezionale profondo tra il nostro umore e i nostri attacchi. Non è “colpa tua” se da emicranico sei anche ansioso o di umore basso: i nostri neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, sono coinvolti sia nella nostra felicità che nella nostra soglia del dolore.
Quando l’umore cala spesso il dolore diventa più forte. E quando il dolore persiste, l’umore crolla. È un circolo vizioso che può renderci più sensibili a ogni stimolo, fisico o emotivo che sia.
IL “DOLORE MENTALE” E L’ANSIA DELL’ATTESA
C’è una parte dell’emicrania di cui si parla poco: l’ansia anticipatoria. È quella tensione che proviamo quando stiamo bene, ma non riusciamo a godercela perché temiamo che “il mostro” sia dietro l’angolo. Questo stato di allerta perenne ci logora, può portarci all’isolamento sociale e a un senso di impotenza, un “dolore mentale” che si va a sommare al dolore fisico.
Il paziente emicranico, spesso, vive con la costante paura che da un momento all’altro arrivi l’attacco e gli rovini i piani, gli impegni, i progetti. Ha paura che l’emicrania lo renda inaffidabile. E questo non accade perché è pessimista, accade perché è consapevole, perché lo ha già vissuto tante volte.
SENTIRSI INCOMPRESI
L’incomprensione degli altri (colleghi, amici, a volte persino familiari) non fa che aumentare questo peso e così oltre al dolore fisico si somma quello psicologico.
L’emicrania è una malattia invisibile e chi ci guarda dall’esterno non può capire esattamente cosa stiamo provando, anzi, tende ad associarlo a ciò che di più simile gli viene in mente: quel mal di testa che gli capita di avere ogni tanto e che va via con un comune analgesico. Spesso c’è l’incapacità di comprendere, a volte c’è anche la mancanza di volontà.
E allora ci si stanca di dover spiegare e soprattutto di doversi giustificare.
Ma ecco una verità fondamentale: il tuo dolore è reale, la tua stanchezza è legittima e la tua frustrazione ha diritto di esistere.
COME SI SENTE IL PAZIENTE EMICRANICO
Il paziente emicranico, ancor più se cronico, spesso si sente sfinito dal dover lottare contro il dolore, contro la stanchezza, contro gli effetti collaterali dei farmaci, e dal dover sempre giustificare la sua condizione. Spesso si sente incompreso da tutti, sovente anche dagli stessi medici. Si sente stanco, estremamente stanco, perché anche le azioni più semplici possono diventare faticose. Si sente demotivato e ha paura a fare progetti, a prendere impegni, perché non sa se li potrà mantenere. Si sente in colpa perché non può essere il genitore, il coniuge, il collega, l’amico che vorrebbe essere. Sente che il suo corpo non asseconda la sua mente e il mondo fa fatica a comprenderlo.
PERCHÉ IL SUPPORTO PSICOLOGICO È PARTE DELLA CURA
Come paziente, ho imparato che i farmaci sono fondamentali, ma spesso non bastano. Come psicologa, ho capito il perché.
Il supporto psicologico non serve a “farti passare il dolore” con la forza della mente. Sarebbe un’illusione. Il supporto psicologico serve a:
- Spezzare il circolo dello stress: Imparare a gestire le emozioni che scatenano le alterazioni vascolari.
- Ridurre la sensibilità al dolore: Lavorare sulla soglia di tolleranza attraverso tecniche specifiche.
- Ricostruire l’autonomia: Smettere di essere “l’emicranico” e tornare a essere te stesso, nonostante la malattia.
- Combattere il senso di colpa per ciò che non sei in grado di fare perché non è mancanza di volontà, è impossibilità.
- Riuscire a non isolarti perché quando è tutto faticoso e difficile, quando non sai mai se si potrà mantenere un impegno, quando ti senti incompreso, allora la tentazione (più che comprensibile) è di allontanarsi da tutto e da tutti.
RIPRENDERSI IL DIRITTO DI ESISTERE, OLTRE IL DOLORE
L’emicrania prova ogni giorno a rimpicciolire il nostro mondo, ma la verità è che non siamo solo il nostro dolore. Siamo persone che stanno attraversando una prova di resistenza enorme.
Integrare il supporto psicologico nel percorso di cura non significa ammettere una sconfitta, o dichiarare che il nostro dolore deriva dal nostro umore, no, significa darsi finalmente il permesso di curare quella ferita invisibile che il dolore costante lascia nella nostra mente e nel nostro umore. Significa smettere di combattere da soli contro un nemico che nessuno vede.
Io so che è difficile, ma so anche che, un passo alla volta e con il supporto giusto, è possibile tornare a fare progetti senza che la paura sia l’unica voce a guidarci.
Dott.ssa Ginevra R. Cardinaletti – Psicologa e Scrittrice
Riceve online. Per info: info@ginevracardinal.com

